Marchio di qualità per le scuole: Certificato di BUON SENSO!

a scuola felici

CERTIFICATO DI BUON SENSO

PER LE SCUOLE

Ho lavorato per diversi anni come responsabile di qualità in una grande azienda; un’esperienza meravigliosa sia dal punto di vista lavorativo che umano, un’esperienza che è diventata parte di me e che cerco di trasferire nelle diverse attività che svolgo. Da diversi anni so che vi sono scuole che richiedono la Certificazione di qualità….. e benchè ritengo sia importante avviare il cammino verso la qualità anche nelle scuole trovo che sia possibile sperimentare  la qualità negli istituti scolastici da subito a partire da semplici comportamenti intelligenti e dettati dal buon senso senza dover attendere che siano  gli  organismi che rilasciano le cerfitificazioni a dirci che dobbiamo aspirare al “miglioramento cointinuo” ed alla verifica del modo di operare di tutti le professionalità coinvolte nell’educazione. Ritengo che la questione QUALITA’ nella scuola sia urgente, aldilà delle carte da compilare e procedure da seguire. Si tratta come dice Gianfranco Zavalloni nell’articolo che vi propongo di AGIRE CON BUON SENSO.

Leggetelo, è un articolo molto interessante, per tutti.

Fonte articolo qui.
Il disegno “Scuola felice” è stato realizzato da G. Zavalloni”

CHE SIGNIFICA SISTEMA NAZIONALE DI VALUTAZIONE?

di Gianfranco Zavalloni

– Nella scuola cosiddetta dell’autonomia da un po’ di tempo a questa parte si parla molto di “standard” nazionali e di sistema di valutazione della qualità delle scuole. Sicuramente potrebbero sfuggire, a chiunque di noi, qualcuna delle centinaia di pagine (circolari, direttive…) che ancora comunque vengono sfornate a livello ministeriale (generalmente ogni uno o due anni modifica la sua titolazione: Ministero Pubblica Istruzione, Ministero della Istruzione, Ministero della Istruzione, Università e Ricerca… a seconda dei governi) o da organismi in qualche modo collegati (USR, Invalsi…anche questi con denominazioni che si modificano continuamente). Sicuramente, il modello che va per la maggiore è quello proposto alcuni anni fa, durante i corsi per dirigenti scolastici, mutuato dalla industria. Io che vengo dalla terra avrei preferito un modello agricolo, cioè “sperimentato sul campo”.
Da alcuni anni – comunque – si parla di certificazioni di qualità o di criteri incentrati sul modello produttivistico-aziendale. Alcune scuole si pregiano di avere certificazioni varie. Di fatto si rischia di foraggiare enti o agenzie che sbandierano certificati di qualità basati quasi esclusivamente sulla rigidità di procedure amministrative o di lavoro. Penso invece che dovremmo “ascoltare di più i nostri ragazzi” e chiedere loro cosa intendono per “buona scuola”. Per quanto mi riguarda inizio provando a elencare una serie di elementi indispensabili, se ben fatti, per una scuola di qualità. Premetto che, comunque, la misura della qualità della scuola non è tanto sul “cosa si studia…”, quanto sul “come si fa scuola”.
Non è questione, in altri termini, di programmi o indicazioni nazionali, quanto di modalità con cui si fa scuola e si è insegnanti: un problema di stile e di didattica. Ma torniamo agli elementi che potrebbero davvero qualificare una scuola e che potremmo riassumere in quattro grandi ambiti:

1. Competenze e padronanze della comunità degli insegnanti e degli studenti;
2. Capacità di unire memoria, identità e cultura di una comunità locale;
3. Livelli elevati di autonomie personali di ogni allievo;
4. Strutture scolastiche appropriate dal punto di vista strutturale e ambientale.

Nella scuola della cosiddetta autonomia m’immagino che tutti facciano la loro parte e che insieme si possa costruire una serie di elementi sufficiente a determinare la vera qualità della scuola, senza necessità di attendere una qualche istituzione che ci dica come fare per “essere bravi!”.

ECCO UN PRIMO ELENCO DI 14 ELEMENTI, A FAVORE DI UNA VERA QUALITÀ DELLA SCUOLA.

1. Presenza di laboratori o atelier tecnici. Mi riferisco ai laboratori di falegnameria, di storia, di scienze, di ceramica, di cucina, atelier artistici, palestre con attrezzature per judo, aikido… Sono luoghi attrezzati che danno la possibilità di usare tutti i cinque sensi e tutto il corpo, con particolare attenzione alle abilità manuali.
2. Cortili armoniosi e presenza di verde. Un’attenzione particolare va data alle scuole che adottano i progetti di orto didattico. Questo favorisce una serie di attività coinvolgenti a livello cognitivo, scientifico e pedagogico. Basti ricordare l’importanza dei “tempi di attesa e di maturazione”.
3. Presenza di un teatro e di teatrini dei burattini. Il teatro nelle sue varie espressioni è di per sé didattico, terapeutico e socializzante, e coinvolge diversi aspetti delle competenze umane.
4. Autorganizzazione, da parte dei ragazzi, delle gite scolastiche e delle uscite didattiche. La organizzazione di una gita è un’occasione unica per verificare le competenze e le padronanze degli allievi. Pensiamo alla scelta degli itinerari, agli orari, ai contatti, alla stipula di contratti.
5. Realizzazione di giornate e settimane con modalità di coinvolgimento profondo dei ragazzi. Ho già accennato alla gita a piedi e a quella in bicicletta, ma ci sono anche settimane autogestite, settimane di gemellaggio con ospitalità di studenti stranieri, settimane verdi in aree naturalistiche, settimane azzurre al mare, settimane bianche sulla neve…
6. Autonomia dei ragazzi nel raggiungere da soli la scuola. Si va a piedi, si usa la bicicletta, o si è autotrasportati? Questo è un elemento fondamentale per capire quanto vogliamo siano autonomi i nostri studenti.
7. Progetti interculturali attivi. Pensiamo all’accoglienza dei ragazzi di altri paesi nelle nostre scuole, a scambi di corrispondenza, ai gemellaggi, partecipazione a progetti di solidarietà. È la maniera migliore per prepararci al dialogo in una società interculturale.
8. Riconoscimento delle identità e della memoria locale. Valorizzare la lingua locale, la conoscenza delle tradizioni, anche attraverso feste e sagre locali o il coinvolgimento di associazioni, anziani, biblioteche locali.
9. Coinvolgimento e collaborazione con i genitori e le famiglie. Penso alla possibilità di aprire laboratori con i genitori, alla progettazione e all’organizzazione partecipata alle attività. E poi le feste, le mostre e l’autogestione delle mense scolastiche.
10. Non utilizzo delle fotocopie e riduzione al minimo dei quaderni. Sono due elementi fondamentali per padroneggiare la complessità del sapere, oggi spezzettato nelle diverse discipline e nelle innumerevoli unità didattiche. Non usare fotocopie semplifica e utilizzare pochi quaderni aiuta a unificare il sapere.
11. Uso delle metodologie cooperative nel lavoro didattico. Esempi concreti sono la scrittura collettiva, lo studio di gruppo o la stessa costituzione di vere e proprie cooperative o associazioni cooperative all’interno delle classi. A tal riguardo è estremamente interessante l’esperienza che si sta facendo in provincia di Trento con la Federazione delle Cooperative. L’obiettivo di saper lavorare insieme è fondamentale per una società tutta tesa all’individualismo e che invece ha bisogno sempre più di “fare insieme”.
12. Flessibilità oraria e attenzione ai tempi. Ritmi e tempi più lenti e in sintonia con ritmi personali di ciascun ragazzo sono alla base di un buon apprendimento. Le vacanze servono per un giusto ozio e per riposare la mente. A che serve fare compiti tutti i giorni in un periodo di riposo? Non aiuta certo i ragazzi a concentrarsi.
13. Mense con prodotti naturali e rispetto dell’ecologia. Là dove l’orario prevede il pranzo insieme, uso di mensa con prodotti biologici, cucinati da personale interno alla scuola e utilizzo di piatti di ceramica e posate di acciaio e non “usa e getta”. Che valore simbolico diamo a quello che mangiamo quando il cibo è appoggiato su un contenitore che poi dobbiamo buttare immediatamente via?
14. Uso intelligente di energie e risorse naturali. Non possiamo non porre attenzione al risparmio di risorse, allo spreco e all’uso di energie rinnovabili, all’interno di locali pensati e costruiti con i metodi della bioarchitettura. Attenzione all’armonia degli spazi (ad esempio le conoscenze dell’arte orientale del feng shui ci aiutano in questo).

E POI IL MARCHIO DI QUALITÀ CBS


Le scuole che lo desiderano, possono comunque fregiarsi di un buon marchio di qualità. Credo sia importante far sapere loro che, insieme all’ingegnere Alberto Rabitti, ai pedagogisti dottor Andrea Magnolini e dottoressa Romina Gabanini e all’amico catalano Joan Farré ho dato vita a un nuovo marchio di qualità, una vera e propria certificazione a valore universale. Il marchio di qualità CBS. Per capire bene è necessario qualche esempio esplicativo.

Il carabiniere. Alcuni anni fa mi è capitato di smarrire il portafoglio. Dentro vi si trovavano tutti i documenti: carta d’identità, bancomat, patente… Mi sono recato al comando dei Carabinieri più vicino per fare la denuncia di smarrimento. Dati tutti i miei riferimenti anagrafici, mi sento richiedere un documento attestante la mia identità. Rispondo ripetendo che sono lì per dichiarare che ho appena smarrito tutti i documenti. Il carabiniere mi congeda dicendo che senza documento d’identità non posso fare la denuncia.

Le poste. – Da alcuni anni assistiamo a un rinnovamento delle Poste Italiane. Fra i punti centrali di questo rinnovamento c’è sicuramente la logica della cosiddetta razionalizzazione, portata avanti da moderni “manager”. Per quel che riguarda il recapito di tutte le missive questo significa centralizzazione del servizio a livello regionale. Vale a dire che se spedisco una lettera a un amico residente nel mio stesso quartiere o comune (dai 100 metri ai 3 chilometri di distanza) imbuco la lettera nella cassetta delle poste più vicina. Da qui la lettera viene recuperata, inviata nel capoluogo della regione (generalmente a 100 chilometri da casa mia), smistata, rimandata all’ufficio postale e da qui recapitata al mio amico (se tutto va bene vive a poche centinaia di metri dall’ufficio postale da cui è partito il portalettere).

Sentieri di montagna. – Mio fratello è stato per alcuni anni nel Consiglio di amministrazione del Parco nazionale delle foreste casentinesi. Fra le proposte giunte all’ordine del giorno delle riunioni del Consiglio c’è stata la richiesta di “mettere in sicurezza” i sentieri di montagna. Sì, abbiamo capito bene: mettere in sicurezza i sentieri di montagna. Pensiamo alla realtà italiana, a tutti i sentieri d’alta montagna dell’arco alpino e della dorsale appenninica da “mettere in sicurezza”!
Il costruttore di capanne in salice vivo. Ritorno all’amico catalano Joan Farré. È stato invitato nell’Istituto Comprensivo che dirigo. In pochi giorni, guidando un laboratorio pratico di vere e proprie abilità manuali, costruisce bellissime capanne in salice vivo, con lunghe talee del diametro di 1 o 2 centimetri circa. Queste stesse vengono poi fissate per 40 centimetri circa nel terre¬no e infine legate fra di loro. Una struttura esteticamente bella e ben fissa al terreno, dentro la quale i bimbi e le bimbe possono giocare e riposarsi. Gli chiedo se tutto questo è ben accolto in Spagna, dove lui vive. Mi racconta che a volte ci sono delle amministrazioni locali, i cui funzionari (molto ligi alla legge) chiedono se queste capanne di salice (che poi mettono radici come veri e propri alberi e per questo sono dette “viventi”) “sono omologate”. Come dire: “Ma quegli alberi sono omologati?”

La terra del cortile. – Alberto Rabitti da più di due anni lavora con alcune scuole della Romagna. Lavora sul materiale più semplice e “a portata di piedi” che abbia¬mo: la terra. Spesso, alla fine dei suoi interventi, si sente chiedere dalle maestre: “Ma, dove possiamo comprare la terra?”.

MORALE DELLE FAVOLA: IL CERTIFICATO DI BUON SENSO Qual è l’ingrediente comune di queste cinque storie? La mancanza di “buon senso”. Ecco quindi la certificazione CBS: il Certificato di Buon Senso. Il buon senso fa parte della cultura di chi lavora quotidianamente svolgendo un’attività dalla A alla Z: l’artigiano, il contadino, il nonno che costruisce la casetta per la scuola materna frequentata dalla nipote. La casetta che non avendo omologazioni o certificazioni europee, non può che avere come unica attestazione la certificazione CBS.

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2 risposte a Marchio di qualità per le scuole: Certificato di BUON SENSO!

  1. Ci vuole buon senso, ma anche sistemi certi per una valutazione onesta del livello formativo offerto dalle varie scuole, al fine di poter intervenire la dove serve

  2. Pingback: Marchio di qualità per le scuole: Certificato di BUON SENSO …

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